La Mediazione Penale è un percorso relazionale, libero e volontario, tra autore di reato e vittima, che opportunamente accompagnati da specifiche figure professionali (i mediatori penali) si incontrano e confrontano per chiarire il conflitto generato dal reato (e/o che ha generato il reato), attivare forme di riconoscimento e riparazione globale dell’offesa. Tale incontro-confronto offre un nuovo sguardo alla Giustizia con la possibilità di considerare che la responsabilità sia “verso qualcuno” e insieme “verso qualcosa”, verso la comunità.  Tale vision è espressa, in una dimesione globale dalla Giustizia Riparativa (o Giustizia Restorativa), cioè un paradigma di giustizia che offre un modello di intervento sui conflitti (originati da un reato o che si sono espressi attraverso un reato) caratterizzato dal ricorso a spazi, tempi e strumenti che consentono alle parti coinvolte nel reato (vittima, reo e/o comunità) di incontrarsi per gestire “insieme” , responsabilmente, gli effetti generati dal reato, con il possibile esito della riconciliazione. In tale ottica la mediazione offre uno spazio ed un tempo “altro” in cui autore e vittima possono incontrarsi aldilà del ruolo, per dare vocemediazione-penale-minorile al disordine emozionale ed alla violenza che spesso ne deriva, per riattivare una comunicazione interrotta o mai esistita, per trasformare la paura degli effetti distruttivi del fatto-reato in occasione riparativa. La mediazione penale è “luogo di ricostruzione della connessione”, attraverso uno spazio al cui interno possano svilupparsi gli incontri tra autore di reato e vittima e si possano “prevedere attività di risoluzione dei conflitti, anche di rilevanza non giuridica” (G.V. Pisapia, Editoriale Rassegna Italiana di criminologia, Anno II, n. 4, 1993).

La mediazione è uno spazio-tempo di opportunità, perchè si attivi una pratica riflessiva e trasformativa capace di generare rispetto, responsabilità, reciprocità, valore e benessere. Il conflitto de-forma, la mediazione tras-forma..” (F.Genzano)

MEDIAZIONE PENALE IN AMBITO MINORILE

La Mediazione Penale in ambito minorile offre ai giovani autori di reato un’opportunità di riparazione globale dell’offesa e di lavoro sulla responsabilità, motivandoli al cambiamento, attraverso la riflessione, l’incontro e l’impegno responsabile per la trasformazione del conflitto generato dal reato e la sua mediaz.penaleminoririparazione (simbolica e/o materiale). Il sistema processuale penale minorile prevede l’attività di mediazione attesa la piena rispondenza di questo strumento con le finalità proprie della Giustizia Minorile. Gli spazi normativi in cui si realizzano le esperienze di mediazione penale minorile si individuano nel D.P.R.448/88 e, più precisamente, nell’ambito delle indagini preliminari (art.9) durante l’udienza preliminare o nel dibattimento (art.27), nell’attuazione della sospensione del processo e messa alla prova (art.28), nell’applicazione delle sanzioni sostitutive della semidetenzione o della libertà controllata.  autorereatominorenne

La mediazione valorizza la finalità educativa del D.P.R. 448/88, della Legge 272/89, della Legge 216/91 e successive modifiche ed integrazioni, offrendo ai giovani autori di reato momenti educativi finalizzati a realizzare gli obiettivi primari di:
 responsabilizzazione
 crescita e maturità (in termini di capacità di riconoscere il disvalore sociale della condotta e di capacità di attivare e gestire il controllo responsabile per potersene allontanare)
 costruzione di una identità consapevole e responsabile
In tale cornice, il concetto di responsabilità va visto nel suo carattere interattivo-relazionale (il ragazzo con sé stesso, con la famiglia, con il gruppo dei pari e non) ed esprime la sua finalità educativa sotto un triplice profilo; il processo infatti viene visto come occasione educativa; come momento di non-interruzione della continuità educativa e come opportunità per ri-attivare relazioni educative.

Tale educazione alla responsabilità, promuovendo impegno, riparazione e motivazione al cambiamento, adempie ad una duplice funzione: consente di perseguire l’obiettivo pedagogico nel campo della giurisdizione penale e, nel contempo, favorisce il riconoscimento della dignità del dolore della vittima e del suo diritto alla riparazione dell’offesa subita, che indirettamente crea una “pacificazione sociale” tra le persone.

 

MEDIAZIONE PENALE IN AMBITO ADULTI

La Mediazione Penale offre agli adulti autori di reato un’opportunità di riparazione globale dell’offesa e di lavoro sulla responsabilità, motivandoli al cambiamento, attraverso la riflessione, l’incontro, e l’impegno responsabile verso la vittima e verso la comunità.

Il D.lgs 274/2000, attuativo dell’art. 14 della Legge delega 468/99, concretizza, nel nostro ordinamento, un nuovo modello di giustizia penale, ispirato a principi e preordinato ad obiettivi profondamente diversi da quelli tipici del sistema penale tradizionale. L’intervento del legislatore del 2000, lungi dal configurarsi, almeno nelle intenzioni esplicitate, come mero tentativo di alleggerire il carico di lavoro degli operatori giudiziari, mira chiaramente a definire una nuova strategia di gestione del reato, seppur espressivo di conflittualità “minore”, nuovi strumenti per la composizione del conflitto da crimine, dispositivi ascrivibili organicamente proprio al modello della Giustizia riparativa.” (Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità)
E’ possibile rinunciare alla obbligatorietà dell’ azione penale nei reati a querela della persona offesa, mentre il riconoscimento, anche ai fini processuali, degli esiti della attività di mediazione è disciplinato dal D.Lgs. 274/2000 sulla competenza penale del Giudice di Pace. Ottimo contributo in tal senso lo troviamo in Linee guida sulla mediazione penale di Filomena Terenzi pubblicato su http://www.ristretti.it/areestudio/territorio/opera/documenti/giustizia/Terenzi.htm

Le misure individuate dall’ordinamento al Giudice di Pace per promuovere e realizzare la conciliazione sono di tre tipi: 1) misure strettamente sanzionatorie non detentive (le prestazioni di attività non retribuite a vantaggio della comunità ex art. 54, l’obbligo di permanenza domiciliare ex art. 53 e misure prescrittive specifiche tipo pena pecuniaria)

2) misure conciliativo-mediatorie (la mediazione ex art 29 co. 4 finalizzata alla remissione della querela)

3) misure  riparative (le condotte riparatorie “estintive” del reato ex art 35)

A queste misure, va aggiunta la possibilità ex art. 34 dell’esclusione di procedibilità per particolare tenuità del fatto, istituto mutuato dal processo minorile (art 27 D.P.R. 448/88).
Si può fare ricorso alla Mediazione Penale per gli adulti ex art. 29 e 35 D.Lgs. 274/2000.
Ai sensi dell’art. 29 “Il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, promuove la conciliazione tra le parti. In tal caso, qualora sia utile per favorire la conciliazione, il giudice può rinviare l’udienza per un periodo non superiore a due mesi e, ove occorra, può avvalersi anche dell ‘attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o private presenti sul territorio. In ogni caso le dichiarazioni rese dalle parti nel corso dell’attività di conciliazione non possono in alcun modo essere utilizzate ai fini della deliberazione“.
Il Giudice di Pace, infatti, quando il reato è perseguibile a querela, può promuovere la mediazione tra le parti in conflitto al fine della conciliazione, inviando il caso ad appositi qualificati centri di mediazione esterni all’ apparato giudiziario.
E’ chiaro che non tutti i casi possono essere inviati in mediazione; nei casi in cui le parti non desiderino assolutamente chiarirsi e risolvere il conflitto generato dal reato, ma preferiscono limitarsi a riparare materialmente gli effetti dannosi del reato con un semplice risarcimento, il Giudice può fare a meno di inviare il caso al Centro di Mediazione.
Il Centro di Mediazione Penale di Studio IRIS, alla ricezione dell’ invio del caso da parte della Cancelleria del Giudice di Pace, in conformità all’art. 29 co. 4 ex D.Lgs 274/2000, protocolla il caso nel Registro delle Mediazioni Penali e si attiva tempestivamente per dare avvio all’iter di mediazione.
L’art. 35 del D.Lgs 274/2000, che riconosce alla “condotta riparativa” realizzata prima del giudizio, efficacia estintiva del reato, recita poi : “Il Giudice di pace, sentite le parti e l’eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel dispositivo, quando l’imputato dimostra di aver proceduto, prima dell’udienza di comparizione, alla riparazione del danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il Giudice di pace pronuncia la sentenza di estinzione del reato di cui al precedente comma solo se ritiene le attività risarcitorie e riparatorie idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione“.
Prima dell’udienza di comparizione, l’autore di reato può quindi dimostrare di essersi impegnato a riparare il danno causato, nelle forme del risarcimento o della restituzione, evitanto gli effetti pregiudizievoli del reato.
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